The Hunter di Rafi Pitts

Inverte nell’azione assoluta il principio di (in)azione di Abbas Kiarostami (penso in particolare al Sapore della ciliegia, naturalmente): stessa fuga dalla ragione del presente, stessa dispersione nello spazio assoluto della realtà morale e spirituale disfatta. In The Hunter Rafi Pitts dipinge una realtà senza più baricentro, angosciata nella rabbia e nella paura che si nutrono reciprocamente, priva di un riferimento morale e di un equilibrio istituzionale, in cui la verità di ognuno è ombrosa e dubbia, dove la speranza non ha ragione di essere. Un noir che si nutre tanto del fuori campo che della pienezza della scena, tanto del dramma non visto e oscuro della morte della moglie e della figlioletta, quanto della esposizione assoluta del conflitto nella scena del rifugio.
m.c.

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