i bambini di golzow

Il cinema come macchina del tempo – macchina strana, però, molto diversa da quella di Zemeckis. Non è che con essa riusciamo a viaggiarci, nel tempo, a dominarlo, a farlo tornare indietro, a riviverlo. No, piuttosto ci subordina ad esso ancora più strettamente – ne ribadisce l’irrevocabilità.

Quei bambini di Golzow sono entrati nel nulla, per sempre. Che rapporto possono avere con loro gli adulti che oggi ne portano il nome? Che rapporto con i loro sogni?

Oppure no: dato che una volta sono pur stati, non ne rimane qualcosa? Il ricordo? La nostalgia? Qualche metro di celluloide graffiata dalla luce?

Il cinema celebra il lutto del tempo.

a. c.

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Commenti

  • michele  On giugno 2, 2011 at 4:28 pm

    I bambini di Waco

    Caro Alessandro, le tue riflessioni, le tue domande così energiche e appassionate nel loro inseguirsi, riportano, ancora, la mente all’ultimo film di Malick. Ai tre bambini di Waco. Alla loro (nostra) vita come piccola cellula di un Essere (di un Dio) in continuo divenire.

    Il cinema è, forse, quanto di più vicino a questo Essere (raccontato da Malick o che mi sembra tu comprenda in queste tue riflessioni), nel suo celebrare il lutto del tempo?

    Affascinante e tremenda vertigine, mistero della vita, che si rivela in questa che ci appare o che ci rappresentiamo come una “eternità d’istante”.

    Forse perché intuiamo che il ricordo, la nostalgia e qualsiasi altra affezione della nostra sensibilità sono sempre vive nei viaggiatori che si succedono nell’inevitabile naufragio dell’esistenza, che la luce del cinema inevitabilmente rivela.

    Lo stesso Zemeckis, a me pare abbia ceduto il sentimento di un tempo continuamente reversibile al senso del suo trascorrere irrevocabile, affidando, passo dopo passo, il suo cinema ad una immagine “altra”; ad una fiabesca Shangri-La che ricorda la nostra fragilità e precarietà nell’ostinato desiderio di una immagine che possa essere per sempre. Anche, e forse soprattutto, nel timore che tutto sia ombra nel suo continuo trasparire.

    E se fosse questo il senso di ogni lieto fine?
    Ripensando al cinema di Frank Capra.

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