Monthly Archives: giugno 2011

sogni e bisogni

a.p.

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PUNTO DI VISTA

Mi pare sempre più diffusa la tentazione di fare a meno del punto di vista. Che non vi siano più punti di vista, è cosa diversa dalla impersonalità – raggiunta a prezzo spesso della propria vita – di chi riesce a essere universale tracciando la distanza da ciò che è personale (si riveda all’infinito il Renoir postato da Andrea Pastor). Vedo solo qualunquismo, disinformazione, manipolazione. Contro i quali difendo chi prende posizione, chi sceglie un punto di vista, chi è partigiano.

 

l.e.

Ernesto De Martino su Non c’è pace tra gli ulivi

“Quando il cinema realista italiano tocca il mondo contadino, soprattutto meridionale, le cose procedono con maggiore difficoltà. Analizzando questo fatto mi è sembrato di ravvisare la ragione nella superficialità con cui ordinariamente viene affrontato il mondo culturale degli strati più
arretrati del mondo popolare. Tanto per esemplificare, debbo confessare che il mondo dei pastori ciociari di Non c’è pace fra gli ulivi mi ha lasciato
alquanto perplesso. In questo film l’ideologia segreta di un ambiente
culturale, nel quale pur vive e opera il mondo di Pico e in cui è possibile
uccidere per tema di essere affatturato, questa ideologia, dico, resta senza
espressione apprezzabile: la ribellione del protagonista è quindi senza
dramma ambientale, non nasce nella concretezza di un mondo arcaico e al
tempo stesso modernissimo, ma matura e infine esplode in uno scenario
fittizio, in cui qualche compiacimento decadente tiene il luogo di una
attenta penetrazione del mondo culturale popolare”.

Ernesto De Martino da Realismo e folklore nel cinema italiano pubblicato su Filmcritica n.19, dicembre 1952.
e.b.

il potere del pupazzo

I pupazzi sono pericolosissimi, specialmente quando pretendono di parlare a nome nostro!

Il recente Mister Beaver di Jodie Foster lo conferma, inserendosi del resto in una tradizione che si può far risalire a Dead of Night (1945), in particolare  all’episodio Il pupazzo del ventriloquo, diretto da Alberto Cavalcanti (si veda, se se ne ha voglia, il mio pezzo sul prossimo numero di Filmcritica). Qui  presento un piccolo spezzone di questo vecchio film, commentato da S. Zizek, in cui il disgraziato ventriloquo (M. Redgrave), rinchiuso in manicomio, sembra prendersi la rivincita su Hugo, il pupazzo ribelle, e pare riesca a farlo fuori (in realtà, non sarà così facile) – alla fine, comunque, parla come lui!

Con tutto il rispetto per l’analisi di Zizek, però, a me oggi Hugo fa venire in mente qualche altra cosa, purtroppo di maggiore attualità per gli italiani di oggi. Non trovate che somigli vagamente a Berlusconi (la pettinatura è la stessa, stessa luce nello sguardo)? Se riuscite a vedere il film, vi accorgerete che dice le stesse sciocchezze, barzellette comprese.

Il vero problema non sarà che lo abbiamo incorporato, come il braccio di Mr. Beaver?

a.c.

ALTRI FANTASMI: IL SEGRETO DIETRO LA PORTA CHIUSA

The Secret Beyond the Door (Fritz Lang, 1948)

 

 

 

l.e.

dietro la porta chiusa (aperta)

Una porta contemporaneamente aperta/chiusa e chiusa/aperta, era quella dell’appartamento di Marcel Duchamp in rue Larrey 11 a Parigi. Secondo me, è sempre da porte del genere che entrano/escono i fantasmi dell’abitare.

 

 

 

 

 

 

 

a.c.

The Hunter di Rafi Pitts

Inverte nell’azione assoluta il principio di (in)azione di Abbas Kiarostami (penso in particolare al Sapore della ciliegia, naturalmente): stessa fuga dalla ragione del presente, stessa dispersione nello spazio assoluto della realtà morale e spirituale disfatta. In The Hunter Rafi Pitts dipinge una realtà senza più baricentro, angosciata nella rabbia e nella paura che si nutrono reciprocamente, priva di un riferimento morale e di un equilibrio istituzionale, in cui la verità di ognuno è ombrosa e dubbia, dove la speranza non ha ragione di essere. Un noir che si nutre tanto del fuori campo che della pienezza della scena, tanto del dramma non visto e oscuro della morte della moglie e della figlioletta, quanto della esposizione assoluta del conflitto nella scena del rifugio.
m.c.

SPETTRI DI MARX: FILM SOCIALISME

Contro la comunicazione e contro le intramontabili stampelle accademiche (l’equivoco del postmoderno per esempio), c’è questa frase di Godard: “Mostrare qualcosa che si potrebbe vedere senza passare attraverso il linguaggio”, che da sola potrebbe fondare qualunque rivoluzione, compresi i fantasmi che attendono di abitarla.

Godard lo spiega inoltre così:

“Non ci sono regole. E’ una questione di poesia, o di pittura, di matematiche. Soprattutto di geometria all’antica. La voglia di comporre delle figure, di mettere un cerchio intorno a un quadrato, di tracciare una tangente. E’ geometria elementare. Se è elementare allora ci sono gli elementi. Allora mostro il mare… Ecco, non si può davvero darne una descrizione, si tratta di associazioni. E se si dice associazione, si può dire socialismo”.

 

 

l.e.

 

ancora l’abitare dei fantasmi

a.p.

l’abitare come danse macabre?

 

a.p.