ai rotoli

Nel cimitero di Ciprì e Maresco non c’è retorica della morte e della perdita, non c’è rimpianto, non c’è nostalgia: semmai c’è squallore, squallore di sepolture abbandonate, immerse nella sporcizia, di marmi spezzati, nell’incuria generale. Perfino i volti dei defunti, nelle fotografie porcellanate, somigliano a quelli dei vecchi personaggi di Cinico TV. Non c’è dignità, nei morti non più che nei vivi – a meno che, a parziale riscatto, la voce off di Camelo Bene non evochi le ombre di Pizzuto e della signorina Rosina.

a.c.

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