PALESTINA

E’ la Palestina che occupa tutta la nostra attenzione, la nostra suspence, il cuore delle nostre analisi politiche, delle nostre preoccupazioni, dei nostri ‘dialoghi’ con Foucault, con Deleuze, con Godard… Palestina è il nome, il nome eccessivo che permette di forzare le apparenze del pensiero, di costruire un razionalismo penetrato dall’illimitata convinzione di giustizia, il nome che racchiude certezze, liberazioni, jouissances… Obama o recupera questa volontà, o è un replicante di Bush.

e.b.

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Commenti

  • michele  On maggio 10, 2011 at 2:07 pm

    Si, hai ragione Edoardo… Voglio, qui, dire di esserci stato. Di aver visto quel muro. Un alto muro di freddo cemento, che occupa lo spazio che, invece, dovrebbe restare vuoto perché sia ancora possibile il dialogo. L’incontro. Uno spazio che renda ancora possibile pensare, cercare e condividere immagini nuove. E se qualcuno continua ad impedirlo, allora, quel muro, nella difficoltà di abbatterlo, dove essere scavalcato, saltato, come ci ha mostrato Elia Suleiman. E bisogna farlo ora, nel tempo (presente) che ci rimane. Negarne l’accesso negato (Godard).

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