Suggestioni ungheresi

Il rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti va ben oltre i confini del genere comico, naturalmente, investendo soprattutto il genere horror e quello fantastico, ma risulta anche il pezzo forte di molte commedie, così come di molte pièces tra dramma e commedia, che volentieri mettono in scena, in forma più o meno burlesca, il Giudizio cui l’anima è sottoposta al suo arrivo di fronte alle autorità “superiori” (o infere). Pensiamo a film come La leggenda di Liliom (nelle sue diverse versioni, tratte da una commedia di Ferenc Molnar) o come Il cielo può attendere (da Bús Fekete). Antonella Ottai ha messo bene in evidenza, di recente, il contributo essenziale dei teatranti ungheresi, che hanno ispirato tanto cinema hollywoodiano (oltre che italiano), da Lubitsch a Billy Wilder, nel suo informatissimo libro Eastern. La commedia ungherese sulle scene italiane fra le due guerre (Bulzoni – Roma, 2010).

Qui si vede Liliom (C. Boyer), nella versione di Fritz Lang del ’34 (girata in Francia), mentre, dopo morto, è scortato in cielo da due angeli /guardiani per essere sottoposto al Giudizio del Tribunale celeste. Lassù ritroverà perfino Artaud…

a.c.

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