MARATHON

e dopo il tuffo, mirabile azzardo, viene la maratona e inizia il cammino, di cui si conosce l’inizio ma mai la fine. Mi piace vedere questa maratona come una metafora della vita del cineasta e quindi, al limite, dell’artista stesso, che compie sacrifici indicibili  per restituirci una forma di senso attraverso la sua creazione, lo “shock de l’oeuvre d’art”.

Come nel finale di Davandeh (“The runner”) di Amir Naderi, che incarna questo tipo di artista nelle sue opere come nella sua vita di cineasta.

m.d.

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