de oliveira: cinema della parola

Amor de perdicao”. Serie per la Tv (portoghese!) di Manoel de Oliveira in sei puntate dal romanzo di Camilo Castelo Branco.
Fotogramma finale (o quasi). Una mano si china a raccogliere un rotolo di lettere d’amore che galleggia sulle acque dell’Oceano, dove sono già scomparsi i corpi dei due amanti infelici, Teresa e Simao.

foto di Cappabianca Alessandro.
A.C.

FILMCRITICA 656/657

Rieccoci tra Manoel de Oliveira, Roberto Rossellini, Gus Van Sant, George Miller, Miguel Gomes, Roberto Minervini e tanto altro…

Copertina Filmcritica 656 - 657

una giornata al mare

con Godard, Wenders, Mc Bride, Gorin, Ira Schneider e altri

a.p.

Argomenti: da Filmcritica 656/657 in preparazione…

Leon Battista Alberti

SGUARDO E SCRITTURA

Tra estetica e politica, la potenza delle immagini si coniuga sempre con il potere della parola, con l’ansia espressiva del ragionamento e del pensiero. Da qui l’importanza della ripresa, sulle pagine della rivista, delle Mnemosyne come invito visuale a rammentare un percorso, in questo caso, una poetica, un richiamo materico al mondo delle idee.
Una scelta poetica filmica quale è la scrittura-dialogo, il ‘verosimile’, il vrai-semblant per eccellenza, alla ricerca non del reale ma della verità. Così come il ‘realismo’ di Renoir e di Rossellini, di Toni del ‘34, rivoluzione dei canoni di un’estetica ferma al realismo della scuola francese e di Roma città aperta, nel dopoguerra.
Immagini come espressione poetica del ‘prendere posizione’, immagini non come arma ma come arte, nell’espressione rivoluzionaria di Lenin e non come oggi le immagini brutali dell’Isis come arma più forte.
‘Prendere posizione’, dal titolo del libro di Georges Didi-Huberman Quand les images prennent position (Minuit 2009) in cui ‘prendere posizione’ non significa ‘prendere partito’(in quel caso comunista), ma di rovesciarne il senso, come Bertold Brecht nel poema su Stalin, in cui ‘prendere posizione’ ha significato il rischio di assumere ‘poeticamente’ posizione; come ha sempre fatto Pier Paolo Pasolini, che si è assunto di colpo tutto il peso del mondo, alla ricerca della verità.

Edoardo Bruno

Realtà e finzione

” ‘ Qualcosa di noi ‘  di Wilma Labate, un documentario, una settantina di minuti su un gruppo di giovani attori invitati a passare qualche giorno insieme, nel paesaggio di una Romagna contadina, a parlare di realtà e finzione con una giovane donna, Jana, di mestiere prostituta. La realtà del recitare e il fingere il reale è il senso del film, il lavoro dell’ attore, che acchiappa le parole già scritte, fingendo emozioni, in un alternare tra il vissuto e il sognato, ma sempre tenendo presente brechtianamente l’ io distinto dall’ Altro. L’ io, come il corpo della prostituta, nel compiere il suo compito, senza adesione, involontariamente estraniata. Parlare liberamente, come tra amici, con Jana, rende ‘ gioco’ l’ addentrarsi sottile nelle pieghe del corpo, l’ emozione dei giovani attori entra nell’ enigma del sesso, tra curiosità e disinvolture; e apre alle confidenze, alla percezione improvvisa di un sentire involontario, verso una finzione di piacere uguale a un piacere. A questo punto sublime, raggiunto l’ orgasmo, Jana confessa che un cliente ha esclamato ‘ Ti amo ‘ e lei, in quel solo momento, ha risposto ‘ Anche io’ . In un ribaltamento assoluto dei rapporti, recitare una finzione portandola fino al suo assoluto può voler dire annullare, improvvisamente, la scena, e creare un diverso reale, come nel western di John Ford ‘ My Darling Clementine’, quando Victor Mature improvvisa, nella confusione fattasi silenzio, ‘ Essere o non Essere ‘ di Skakespeare ( nel link il film di Ford completo in vo con sott. inglesi ).

Nel film di Wilma Labate, il teatro Valle, in quei giorni dell’ occupazione, visto dall’ alto, apre la metafora, tra cordami e scene non ancora dispiegate, tra ombre e polvere del tempo, dà voce ai due giovani attori : il teatro come sogno, come contemplazione dell’ interdetto, come il falso reale, svelato allo sguardo profano”

( Edoardo Bruno, Argomenti, all’ interno del numero 655 della rivista. Nello stesse pagine  una ricca e lunga intervista a Wilma Labate a cura di Bruno Roberti e Daniela Turco)

a.p.

è morto ieri il regista dropout Claudio Caligari

nel link un clip tratto da ‘L’ odore della notte’

a.p.

solo oggi e domani nelle sale

” Faber in Sardegna & L’ Ultimo Concerto di Fabrizio De Andrè ” di Gianfranco Cabiddu

a.p.

da Cannes ( 6 )

Giustamente premiati i due sguardi estremi e incandescenti di Hou Hsiao-hsien

e di László Nemes. Nel link un suo corto proiettato al San Francisco Jewish Film Festival, altrettanto rischioso e ai bordi del visibile e del rappresentabile

( ringrazio Cecilia Ermini )

a.p.

da Cannes ( 5 )

dopo l’ anteprima, a inizio maggio, al Teatro Rivoli di Porto ( vedi link ) siamo entrati finalmente ieri sera a fare ‘ Visita ‘ alla casa – cinema di Manoel de Oliveira, inoltrandoci nelle sue ‘ Memórias e Confissoes ‘. Ancora complice Agustina Bessa- Luis, coautrice con Manoel del testo, guidati da due voci off e dai fantasmi, abitiamo le stanze di un luogo di vita e di pensiero che sta per finire. Postumo. Abissale. Infinito. Folgoranti le apparizioni del nostro amato cineasta che ci guida nel suo passato, presente, e futuro. Girato molto prima di morire, proiettato per sua volontà dopo la morte. Ma la vita del suo cinema ancora continua

Una Louisiana  e un film, The Other Side, divisi in due. Una comunita  marginale di tossici e di esclusi e un gruppo  di soldati impegnati in esercitazioni tattiche, accompagnati come sempre da una giusta distanza che non vuole giudicare ma vuole comprendere. Ancora una volta lo sguardo  rosselliniano di Minervini riconosce  la tenerezza come unica posizione morale al cinema.

a.p  d.t

 

 

da Cannes ( 4 )

i film che stiamo continuando a vedere
e ad amare

i soldati dormienti nel sorprendente, primo film ‘ diurno’ di Apichatpong. Un ospedale come cantiere dell’ immaginario che si affaccia su uno spazio misterioso dove il tempo ( in )sondabile si stratifica e si materializza nel corpo e nelle parole di una giovane medium, tramite dell’ invisibile

un trittico esplosivo quello delle notti arabe di Miguel Gomes, che partendo  dalla struttura a incastro delle mille e una notte racconta le forme di un Portogallo contemporaneo devastato dalla crisi finanziaria ma ancora vitale e resistente.  Poesia  e prosa in un quotidiano che continua a sfondare nella vitalità dell’ immaginario

lontano dalle regole informi della fiction televisiva con Mediterranea di Jonas Carpignano ci si trova a fianco di due immigrati africani che dopo la traversata del deserto e del mare arrivano a Rosarno. Il lavoro nei campi, la ricerca crescente di comunicazione, la rivolta. Lo sguardo del giovane cineasta italo-americano si posa libero da pregiudizi e ideologismi su un set funzionale / reale, che persiste oltre i titoli di coda

 

 

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