Cannes 70. I nostri film (4)

La materia del cinema di Hong Sang-soo è ancora e sempre l’ amore, la parola e i suoi scambi, e l’ alcool, come dispositivo di derive malinconiche e coazioni a ripetere. Due suoi racconti morali presenti al festival, “The Day After “, in b/n, e “Claire’s Camera” a colori. Corto circuiti tra vita e cinema, slittamenti temporali e sospensioni dei sensi. Kim Minhee come corpo fantasmatico e musa del regista attraversa con la sua luce i due film.

Tesnota di Kantemir Balagov, giovanissimo cineasta esordiente già assistente di Sokurov. Una delle poche sorprese del festival. Caucaso 1998. Sui monitor passano immagini violente e al limite del sostenibile di esecuzioni sommarie e di torture. Gli amori di una ragazza ribelle che fa il meccanico nell’officina del padre e che brucia con la sua potenza le regole della famiglia e dell’ortodossia, ebraica. Colori caricati che attraversano il melò e lo scavalcano. La posta in gioco è la libertà e l’ affrancamento dai padri, anche sul piano della scrittura.

“Twin Peaks”, prime due puntate della nuova stagione. Sinfonia di spettri e di doppi, incontri con i corpi invecchiati e residuali del passato di un serial che qui viene riconfigurato, rilanciato, confrontato con se stesso e con il passare del tempo. Cambiano le prospettive, la cittadina si dirama nei grattacieli di New York, nel paesaggio artificiale di Las Vegas, nelle ‘dune’ del Sud Dakota. È tutto il cinema di Lynch a riemergere dalle tende trappola di velluto rosso mentre da una gabbia di vetro Hal 9000 uccide ancora.

a.p.  d.t.

 

Cannes ’70. I nostri film (3)

Un grandissimo film terminale “24 Frames” di A.Kiarostami, ma anche un film pieno di vita e di cinema inteso come visione estatica e come interrogazione infinita sulla sua essenza. La tensione fra il reale e il digitale, tra Lumière e Méliès, è altissima. 24 inquadrature fisse segnate dalla quasi totale eclisse dell’ umano ma da un continuo movimento interno. Si parte da Brueghel per arrivare a un the end che ha in sé tutte les histoire(s) du cinéma.

(nel link il documentario, completo, “Le strade di Kiarostami)

Cielo e terra, canto a cappella e metal, Péguy e Straub, in un paesaggio assolato e scarno, un musical- cantata tra il fisico e il metafisico. L’ infanzia e l’ adolescenza di una Giovanna d’ Arco prima della lotta e del rogo. Dumont in “Jeannette, l’ enfance de Jeanne D’ Arc” filma l’aria e la luce, e lascia sprofondare gli sguardi e le preghiere in macchina.

 

a.p.  d.t.

Cannes ’70. I nostri film (2)

“Visages, Villages”. Tra fotografia e cinema, tra vita e cadrage, un tour de France di una ragazza di 88 anni, la regista Agnès Varda e uno street artist, JR. Una risignificazione dei luoghi attraverso i volti che si espandono nella gigantografia. L’ ultima tappa è una visita a Rolle, alla casa dell’ amico di un tempo Jean-Luc, che non apre la porta ma lascia un messaggio, crudele.

“West of the Jordan River”. Ancora un ritorno, 35 anni dopo “Field Diary”, in Cisgiordania e nella frantumazione reale e simbolica di Palestina e Israele. L’ architetto Gitai ama e filma con amore chi si impegna, anche con la telecamera, a costruire i ponti e non a distruggerli.

“Le Vénérable W.” Barbet Schroeder approda in Birmania, interroga la Storia, i fanatismi religiosi vestiti di arancione, un buddismo tinto di sangue a cui viene data la parola. È ancora e sempre sul comment ça va dell’ immagine che si gioca il discorso del potere, mostrato in tutte le sue ambiguità e implicazioni economiche e sociali.

a.p.  d.t.

Cannes ’70. I nostri film (1)

Bianco e nero, cinemascope. Corpi e desideri di una nouvelle vague reincarnata tra cessi, libri, lacrime, filosofia politica e baci ritrovati. “L’ amant d’ un jour” di Philippe Garrel. Geometria insolita di un triangolo amoroso. Balli siderali, ballades, l’amour à vie.

 

Dopo ‘Mediterranea’, “A Ciambra” di Jonas Carpignano, un’ altra tumultuosa esplorazione nella piana di Gioia Tauro. Punto di vista in continuo movimento come quello del protagonista Pio, un ragazzo di 14 anni della comunità Rom locale. Romanzo di formazione vertiginoso fatto di tenerezze e tradimenti, di disperata e vitale lotta contro il mondo.

Abel Ferrara e la sua band “Alive in France”. Rossi e blu violenti si addensano in un tessuto barbaro dove i brani musicali tratti dai film si fanno a vista lezione di cinema e di vita. Ritratto acido di corpi, suoni e dissonanze delle famiglie di ‘un cattivo tenente’.

a.p.  d.t.

 

stasera a Lecce “La ciudad de los signos” di Samuel Alarcon

Riprende oggi la rassegna “Registi fuori dagli sche(r)mi”, prodotta da Apulia Film Commission in collaborazione con Uzak.

Ospite della proiezione, che si terrà al CineLab del Cineporto di Lecce alle 20.30, sarà il regista spagnolo Samuel Alarcon con il film La ciudad de los signos (2009, v.o. sottotitolata in italiano). A dialogare con lui, oltre al direttore artistico Luigi Abiusi, sarà il critico Pedro Armocida, direttore del Festival di Pesaro.

Il film, tutto incentrato sul cinema di Roberto Rossellini, è stato presentato l’ anno scorso al Festival di Pesaro

UN SENTIRE POLITICO

Si può discutere se ogni nostra posizione estetica, abbia anche un riflesso politico, se cioè ogni qualvolta cerchiamo di dare un piego al nostro fare, questo piego voglia significare, aldilà del senso, un‘prendere posizione’, indipendentemente dalla forma del nostro discorso. Possiamo cercare nel barocco una forma complicata dell’essere, possiamo ritenere che la dottrina filosofica, come già avvertiva Benjamin(1), basata sulla ‘codificazione storica’ non può essere evocata neppure more geometrico. Però il rapporto tra verità e bellezza è, non soltanto il compito superiore di ogni ricerca della filosofia dell’arte, ma anche un lavoro indispensabile, in vista della determinazione del concetto di verità.

Nel Simposio Platone definisce la verità ‘bella’, perché nella graduatoria del desiderio, l’eros rivolge la sua attenzione verso la verità. Nel film di Malick Song to Song la verità è bella, perché l’eros ha il corpo giovanile di Rooney Mara carico di desiderio ma, Malick, con un tanto di relativismo, si domanda, da che parte sta la verità?

Nelle prime sequenze del film, quasi in una Educazione (sentimentale) al sesso, l’incontro tra il tatto e l’eros – la scoperta del corpo – si risolve in una ricerca solo virtuale che, nella pratica della penetrazione, diventa tangibile solo con l’Altro. Una verità sublimata nel rifiuto delle convenzioni, e nell’eccesso del desiderio. Ma è questa la verità? Una visione di una America vitalistica e al tempo stesso desolata, di desideri interrotti, di esuberanze al limite dell’esibito, senza il godimento oltre i limiti di Bataille, fatta di corpi nudi, di acque, aria, cielo, di grandi spazi vuoti e oceaniche folli solitarie negli stadi. Una visione altamente politica, nel senso con cui Lenin (Lenin p. CX1)(2) giudicava l’opera di Marx, ‘non solo come una analisi del capitalismo, ma come una teoria della storia’. Una ‘teoria’ che deve farci riflettere.

Un ‘sentire politico’ che fa ormai parte della nostra gnoseologia, un ‘prendere posizione’. che vuol significare, al tempo stesso, essere contemporanei, avvertendo le spinte del tempo, le espressioni contraddittorie, le nervature di una poetica in atto, nel senso classico della techne, del saper fare. Nell’esigenza della Storia in opposizione alla presunta ‘inautenticità’ del quotidiano, sempre atteso al politico, alla interpretazione del fatto.

Edoardo Bruno

 

  1. Walter Benjamin, Il dramma barocco tedesco, Torino, Einaudi 1971
  2. V.I. Lenin, Quaderni filosofici, Milano Feltrinelli 1969

ci ha lasciato ieri, all’ età di 53 anni, Manuel Pradal

Lo scoprimmo e ci incantò alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1997. Nella motivazione al Premio Filmcritica, che attribuimmo quell’ anno a “Alors Voilà” di Michel Piccoli, non mancammo di segnalare “le luccicanze degli angeli squali” del suo “Marie, baie des Anges”

a.p. d.t.

Per non dimenticare l’ uccisione di Giorgiana Masi

Con un giorno di ritardo (ma la memoria non dovrebbe conoscere anniversari, dovrebbe sempre e comunque essere fertile) ricordiamo la morte di Giorgiana Masi, uccisa da un poliziotto in borghese durante una manifestazione a Roma, il 12 maggio 1977. Era allora ministro dell’ Interno Francesco Cossiga. Nel link le riprese di un video diffuso all’ epoca dal Partito Radicale dove vengono riportate le dichiarazioni false rese dal Governo alla Camera sul mancato uso delle armi subito smentite dalle immagini.

a.p.

FILMCRITICA 675

SOMMARIO

675

Maggio 2017

ARGOMENTI Simone Weil – … Una volta Lutero

NOTE DI TEORIA

Essere spettatore Michele Moccia

L’altro piego del volto Edoardo Bruno

Pasolini, Alcesti e le nuvole Alessandro Cappabianca

Derive della messa in scena Walter Mazzotta

Eastwoodiana 2 Giovanni Festa

FILM DI TENDENZA

La tenerezza

Una realtà invisibile Edoardo Bruno

Personal Shopper

Il silenzio del fantasma Alessandro Cappabianca

Mal di pietre

Quasi un realismo magico Edoardo Bruno

LO SPETTATORE CRITICO

Film Libere disobbedienti innamorate e.b.; Il corto Sergio Arecco

 

Appello di 103 cineasti per un voto contro Le Pen

Cinéastes, nous nous engageons contre le FN et son idéologie mortifère qui menacent les arts et la France
Le cinéma, comme toutes les autres formes d’art, abolit les frontières.

Quelle que soit sa nationalité, un réalisateur, par les questions qu’il se pose, son regard sur le monde, s’adresse à n’importe quel autre être humain d’où qu’il vienne. Cette adresse, ce dialogue, crée des liens. Une reconnaissance de notre humanité commune.

C’est l’une des raisons qui explique que les cinéastes ont toujours été attentifs au traitement réservé aux étrangers en France, aux exilés, aux réfugiés, aux migrants.

Le cinéma est une reconnaissance de notre humanité commune.
La situation politique française actuelle nous engage tous. Individuellement et collectivement.

L’arrivée du Front National au pouvoir serait une épouvante et une désolation. Cette seule possibilité nous plonge dans la colère et la tristesse.

Suppression du droit du sol. Fin du regroupement familial pour les étrangers installés ici. Fin de l’acquisition de la nationalité française par le mariage. Impossibilité pour les immigrés illégaux d’être régularisés. Leur programme concernant les étrangers est une abomination.

L’arrivée du Front National au pouvoir serait une épouvante et une désolation.
Le reste n’est pas mieux: sortie de l’Europe, restriction du droit de manifester, rétablissement de la peine de mort ou peine incompressible à vie, responsabilité pénale pour les mineurs à partir de 13 ans, déremboursement de l’IVG, etc.

Depuis des années, les différentes organisations professionnelles de la culture se battent pied à pied contre des associations dans la mouvance de l’extrême droite qui cherchent à faire interdire la diffusion de certaines œuvres. Car c’est aussi cela le Front National: la censure érigée comme principe, la mise sous tutelle de la presse, la disparition de certains livres dans les bibliothèques, de certaines œuvres d’art dans les expositions, de pièces de théâtre ou de films dans les salles. Des baisses de subvention partout où il serait souvent raisonnable de les augmenter pour recréer du lien social et un accès plus égalitaire à la culture.

En dehors de son programme, l’accession au pouvoir du Front National libérerait le nuage d’énergies toxiques qui plane déjà au-dessus de nos têtes. Et la haine d’une fraction (ou d’une faction) de ses électeurs envers les étrangers, les homosexuels, les juifs, les arabes, les noirs, tous ceux qu’ils détestent parce qu’ils ne leur ressemblent pas, ou parce qu’ils leur ressemblent trop, mettrait en danger une large partie de la population. Le risque est grand alors que la violence verbale, déjà à l’œuvre sur les réseaux sociaux de la part de la fachosphère, se transforme en actes, c’est-à-dire en violence physique, envers tout ou partie de ceux-là.

Le risque est grand que la violence verbale se transforme en actes, c’est-à-dire en violence physique.
Le Front National structure en partie la vie politique française depuis plus de 20 ans. La division entre tous et en chacun de nous est déjà à son comble.

Ne nous y trompons pas: ces divisions et cette structuration autour de leur idéologie mortifère seront atténuées ou renforcées en fonction des résultats du 2ème tour.

Ces divisions autour de leur idéologie mortifère seront atténuées ou renforcées en fonction des résultats du 2ème tour.
L’extrême droite au-dessus de 30 ou 35% des votants exprimés et c’est tout le travail mené par les candidats de gauche au 1er tour qui volera en éclat. La capacité qu’ils ont eu de recentrer la campagne électorale autour des enjeux majeurs de la France aujourd’hui: l’urgence écologique, le travail et l’emploi, le pouvoir d’achat, la refondation démocratique… Autant d’enjeux qui doivent rester au cœur des débats, lors des prochaines élections législatives.

Pour toutes ces raisons, nous voterons contre Marine Le Pen dimanche prochain; c’est-à-dire pour le candidat qui lui est opposé, Emmanuel Macron.

Les signataires:

Siegrid Alnoy, Marie Amachoukeli, Jean-Pierre Améris, Yvan Attal, Jacques Audiard, Nabil Ayouch, Luc Battiston, Xavier Beauvois, Lucas Belvaux, Emmanuelle Bercot, Diane Bertrand, Julie Bertuccelli, Thomas Bidegain, Simone Bitton, Jérôme Bonnell, Guillaume Brac, Stéphane Brizé, Mikael Buch, Claire Burger, Thomas Cailley, Robin Campillo, Laurent Cantet, Laetitia Casta, Chad Chenouga, Malik Chibane, Hélier Cisterne, Jean-Paul Civeyrac, Catherine Corsini, Costa-Gavras, Noé Debré, Emilie Deleuze, Arnaud Desplechin, Antoine Desrosières, Alice Diop, Lola Doillon, Julia Ducournau, Abbas Fahdel, François Farellacci, Frédéric Farrucci, Philippe Faucon, Léa Fehner, Pascale Ferran, Hélène Fillières, Emmanuel Finkiel, Nicole Garcia, Tony Gatlif, Romain Gavras, Denis Gheerbrant, Thomas Gilou, Delphine Gleize, Fabienne Godet, Yann Gonzalez, Romain Goupil, Joana Hadjithomas et Khalil Joreige, Arthur Harari, Christophe Honoré, Agnès Jaoui, Thomas Jenkoe, Sam Karmann, Cédric Klapisch, Nicolas Klotz, Gérard Krawczyk, Patrice Leconte, Louis-Do de Lencquesaing, Anne Le Ny, Jalil Lespert, Sébastien Lifshitz, Thomas Lilti, Philippe Lioret, Noémie Lvovsky, Naël Marandin, Paul Marques Duarte, Tonie Marshall, Patricia Mazuy, Agnès Merlet, Radu Mihaileanu, Jonathan Millet, Dominique Moll, Safy Nebbou, Anna Novion, Nicolas Philibert, Bruno Podalydès, Martin Provost, Katell Quillévéré, Aude Léa Rapin, Sandrine Ray, Michèle Ray-Gavras, Christophe Ruggia, Lyes Salem, Thomas Salvador, Pierre Salvadori, Régis Sauder, Céline Sciamma, Julien Selleron, Claire Simon, Jan Sitta, Bertrand Tavernier, Justine Triet, Paul Vecchiali, Elie Wajeman, Alice Winocour, Roschdy Zem, Rebecca Zlotowski