la parola a Roberto Rossellini

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Auguri a Rossana Rossanda, compagna resistente

da tutti gli amici di Filmcritica

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“Dal settembre del 1943 all’ottobre del 1945 è un tempo che mi è parso lunghissimo. Raggiungere la Resistenza era stato semplice, la rete attorno all’università era funzionante, era bastato far sapere a Banfi che ero pronta.  Più duro fu arrendermi alla realtà, scalciando per non aver capito che alle tempeste del mondo non si sfugge, l’irrimediabile malinconia di papà ne era la prova. M’ero sognata che studio e lavoro me ne avrebbero tenuta fuori. Peggio, qualcosa di molto interiore deve avermi detto, come alle sorelle di sesso che guardavo dall’alto in basso, che in ogni caso a una donna non succede quel che era successo a Renato Serra, scampano alla trincea – la guerra sarebbe rimasta una frequentazione facoltativa.
Invece mi era venuta addosso, e implacabili erano le domande che assalivano una ragazza disposta a rimproverarsi la cecità piuttosto che ad assolversi con l’argomento che non è a lei che tocca capire. E una volta sbattuto il muso sullo stato delle cose c’era poco da elucubrare, o di qua o di là, o con i fascisti e i tedeschi o con il brandello di un altro paese. se pur riusciva a formarsi, perchè era tardi; l’ansia del tempo perduto non mi ha più lasciato.”

( da Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Milano 2005, p. 77)

solo per oggi

nelle sale italiane ( in molte città )

a.p.

JOHN CARPENTER IS BACK!

l.e.

19 aprile. Sterminio

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a.p.

Cartoni animati

” Grande ammiratore dell’ arte di Walt Disney, Ejzenstejn giungeva ad averne ‘ quasi paura’ : paura d’ una perfezione che presupponeva di attingere ai segreti più gelosi delle trasformazioni naturali, proprio là dove la natura, in quanto protoplasma originario, è in grado di assumere qualunque forma e dunque incontra il mito, scatenandosi nella successione delle metamorfosi magiche( .. ) Del resto riguardando ‘ Il diario di Glumov’ il cortometraggio che nel 1923 un Ejzenstejn agli esordi cinematografici inseriva, come una specie di doppio fuori-programma, nella rappresentazione teatrale di ‘ Anche il più furbo ci può cascare’ di Ostrovskij, è impossibile non accorgersi della frequenza con la quale torna la figura tecnico-stilistica della ‘ trasformazione’ tramite dissolvenza/ sovrimpressione.

(..) Del resto Disney aveva esordito, dopo i corti ispirati alle favole di Andersen, dei Grimm, di Perrault , con la serie dedicata ad Alice, interpretata (  in carne e ossa ) dall’ attrice – bambina Virginia Davis.Nei corti che la vedono protagonista, Alice non fa che passare da un sogno all’ altro, a cominciare dal primo, ‘ Alice in Wonderland ‘, del 1923, che si apre con la visita della ragazzina agli studi Disney, dove viene accolta da Walt in persona e conosce tutti gli altri disegnatori dello staff.Dopo una giornata così interessante, torna a casa, va a dormire, e non può che sognare altro che un viaggio a Cartoonland. I cartoons rappresentano il mondo del sogno, dal quale Alice si sveglia solo alla fine, dopo esperienze oniriche spesso  traumatiche ( ..) ”

( dal saggio di Alessandro Cappabianca ‘ Ejzenstejn e Disney.All’ insegna dello scheletro danzante’ , pubblicato nel numero 654 della rivista )

a.p.

 

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