Auguri Clint (31 maggio 1930)

da Cannes 2016, il film di tendenza in copertina

“Spielberg e la favola, ‘ET’ e l’ infanzia, il piccolo principe de ‘L’impero del sole’, che ha imparato a guardare, nuovo Icaro, il lampo dell’ atomica, crudeltà e affabulazione, anche in questo ‘BFG’ si coniugano con chiarezza espressiva. Lacerato e crudele come segno di una dolcezza ferita, il viso straniato di Mark Rylance, metà uomo e metà cartone, è il Sognatore gigante sognato, maestro a sua volta, di sogni da regalare ai bambini addormentati, storie crudeli di solitarie figure di giganti ancora più giganti di lui, in corpi scanditi su somiglianze ossessive, cattivi volti incisi su pellicola, come acqueforti, intrise di inchiostri fortemente dipinti come bronzi, inquietanti nelle loro massicce superfici. Sembra il mondo di Jonathan Swift, caricaturale e mordace, dove l’ anormale diventa la norma, dove la favola diventa costume, dove il segno di ritorno all’ umano, si innesta nella caricatura ‘ gentile’ contro il reame (..)

(estratto da E.Bruno, ‘Crudeltà e affabulazione’)

“(..)La piccola Sofia di Steven Spielberg è, come la ninfa delle acque di Manoj Night Shyamalan, un’ ombra che si fa corpo e permette di rivederci tessuti nell’ incavo di un sogno, di una fiaba, di un altro mondo.E quello di Sofia in ‘The BFG’, come anche quello di Story
in ‘Lady in the Water’, è un sogno fatto di materia(..)Un sogno fatto di terre ed acque(..) Spielberg ritorna alla fiaba entrando nell’intimità dei sentimenti e lo fa con leggerezza poetica e filosofica, rendendo come sempre la materia filmata immaginifica e metaforica(..) Spielberg, come il suo gigante buono, è un acchiappasogni che con piglio affabulatorio e da malinconico incantatore canta l’ orfanezza del sognare. Un sognare, e il suo racconto fiabesco, affidato ai bambini, come da sempre nel suo cinema, e per questo di intensa potenza materica: ‘La reverie nel bambino è una reverie materialista’ (Bachelard)(..)

(estratto da M.Moccia,’L’ acchiappasogni’)

a.p.

” Che fare?”

in anteprima l’ editoriale di Edoardo Bruno pubblicato nel prossimo numero della rivista, in uscita

” I Premi David di Donatello hanno dimostrato la scarsa qualità dei film italiani; non parliamo di poetiche, ma delle impostazioni, delle scelte, di un cinema, che potremo dire di Stato, dato che di tratta di film approvati col nulla osta governativo. Una produzione grigia e ripetitiva: dov’ è l’ invenzione, dov’ è l’ avanguardia, dov’ è lo spirito innovativo che porta a riscrivere la lingua del film? Quest’ anno a Cannes siamo presenti solo nelle sezioni collaterali dove abbiamo accettato la sfida con ” Fai bei sogni” di Marco Bellocchio. Come rivista invitiamo intanto i nostri lettori ad un’ altra sfida: diventare i nuovi ‘filmmakers’ in grado di superare la barriera di conformismo. Ritornare al documentario, riprendere il discorso di Wiseman, portando avanti la sua lezione di non disgiungere suono e immagine, di seguire il ritratto dell’ uomo e la sua cultura, tornare possibilmente al superotto, alla pellicola, come nuovi strumenti del ‘ nuovo’. Ritornare all’ esattezza della ripresa e al miracolo del montaggio, per un cinema del verosimile.

da domani al 12 giugno ‘Passione Kieslowski’

a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, un’ imponente retrospettiva dedicata al grande regista polacco, a vent’ anni dalla sua scomparsa

Cannes 1968

da Cannes 2016. I nostri film (5)

” La mort de Louis XIV”. Tenendosi alla giusta distanza da Rossellini il terzo occhio di Albert Serra entra dentro la stanza del re sole, nei suoi ultimi tre giorni di vita, fino all’ ultimo respiro, cercando, questa volta, di provare a guardare fissamente la morte. Lezioni di medicina, di filosofia, di anatomia, di vero. Come far parlare l’agonia nel corpo disfatto dal cinema e dalla vita di Jean-Pierre Léaud.

Esplosivo e sfrenato, comico e tragico, “Dog Eat Dog” di Paul Schrader è un compendio de configurato del gangster movie, un film saggio sull’ impossibilità di incarnarsi e rispecchiarsi nelle icone di Bogart, Belmondo e nei cuori selvaggi del passato. Dopo ” The Canyons” le sale continuano a rimanere chiuse, restano le aste della lap dance da ripulire, cadaveri da nascondere e rapporti di amicizia impossibili da mantenere. Un’altra danza di spettri dove lo stesso Schrader si fa motore di storie e strade perdute.

“Elle” è tutte le donne che hanno acceso il cinema, da sempre incandescente, rischioso e massimamente ambiguo, di Paul Verhoeven. Isabelle Huppert cede il suo corpo e il suo volto all’ olandese volante che continua a stuprare con amore i generi per arrivare, per vie impensate, alla verità. Sirk, Hitchcock, Chabrol, Fassbinder sono gli sguardi incrociati di una rigorosa e folle messa in maschera che perturba profondamente. Un altro sensuale, dirompente atto di forza in nome di una verità che nemmeno il Père-Lachaise può rivelare fino in fondo.

a.p. d.t.

ricordando Alexandre Astruc, scomparso ieri,

e la sua caméra-stylo..

a.p.

da Cannes 2016. I nostri film (4)

” La fille inconnue” è il primo film autenticamente poetico- politico visto al festival finora. Un’ immagine e un gesto mancato che si risolvono in una morte violenta muovono incessantemente la dottoressa Jenny alla ricerca di un nome e della verità. Con i Dardenne, tra Rossellini e Bresson, nello spazio e nel tempo dell’ ascolto e della ricerca di ciò che resta di vivo a partire dai morti

” Fiore” di Claudio Giovannesi. Finalmente un film libero nel cinema italiano centrato sul carcere, sugli amori impossibili e sul desiderio di fuga. Baci rubati, biglietti scambiati di nascosto, corse a perdifiato lungo il mare e fuori legge.

Finalmente approdato Paul Vecchiali alla selezione ufficiale con le “Le cancre”, dichiaratamente un ” carnet des belles”, un ‘trou de memoire’ dilatato, una danza malinconica, ma non priva di ironia e di giochi linguistici, affollata di fantasmi, un’ antidogma sulla vecchiaia, sui corpi amati e perduti che continuano a ritornare nella casa del regista, corpo/protagonista assoluto, fino all’ ophulsiano, finale, ‘retour à la mer’

Ancora fantasmi in “Personal Shopper” di Assayas, quasi un prolungamento delle nuvole evanescenti di “Sils Maria”. Kristen Stewart come corpo perennemente in ascolto e in attesa di un contatto con l’Altro. In lutto per il fratello gemello si muove tra città e nazioni guidata dal suo regista medium che la spinge sempre più verso l’ abisso, fino allo sguardo in macchina, alla dissolvenza in bianco

a.p. d.t

da Cannes 2016. I nostri film (3)

Visto in 2D e già sognato, come probabilmente uscirà in sala, in 3 dimensioni. Il gigante e la bambina. Mark Rylance da imperturbabile spia sovietica a gentile ‘BFG’, fabbricante di sogni. Steven Spielberg rimette in circolo tutte le impronte indelebili del suo cinema, da ‘Duel’a ‘Hook’, da ‘ET’a ‘Salvate il soldato Ryan’ riconfigurandole in una coloratissima, caleidoscopica e fantasmagorica’fantasia’ tra Méliès e Lumière

Tracce persistenti di J.L.Brooks e B.Edwards nel sorprendente ‘Toni Erdmann’ di Maren Ade. il corpo e i tempi contingentati di ‘una figlia in carriera’ vengono progressivamente incrinati e alla fine sconvolti e letteralmente messi a nudo da un padre che usa lo humour e il trucco come arma di sovversiva dolcezza. Quasi tre ore di durata al termine delle quali, ancora una volta, ‘qualcosa è cambiato’

Al suo secondo lungometraggio, ‘I giorni felici verranno presto’ Alessandro Comodin si misura con coraggio (inoltrandosi spesso con la macchina a mano) dentro sonorità e spazi, echi del mondo straubiano. Narrazione intenzionalmente lacunosa, crepacci nelle storie e nel tempo filmico ai confini del buio

a.p. d.t

da Cannes 2016. I nostri film (2)

Un’ America folle, libertaria, attraverso lo sguardo di Andrea Arnold tra desiderio e affari. Una sospensione di affetti in una terra sconvolta dal profitto, ma leale nei ruvidi rapporti esistenziali

e.b

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