ancora solo per oggi, nelle sale italiane del circuito The Space,

da Venezia, il commosso e intenso film di Andrew Dominik ‘One More Time With Feeling” dove il grande musicista Nick Cave, in una sala d’ incisione trasformata a vista in un set, attraverso il suo canto e le sue riflessioni sulla possibilità di fare arte, di continuare a comporre, dopo un trauma violento (nel caso specifico la morte del figlio adolescente), approda, grazie anche alla pudica, discreta ma anche sinuosa mdp 3D, alla nozione di consapevolezza. Un canto e un film libero, una esperienza sonora visiva e di pensiero interamente in b/n con un inserto a colori

a.p.

non solo cinema

il 28 settembre 1966 moriva a Parigi André Breton

a.p. (ringrazio per la segnalazione Doriano Fasoli)

per ricordare Gian Luigi Rondi

scomparso ieri all’ età di 94 anni

Conoscevo la ‘Voce umana’ di Jean Cocteau e Gian Luigi mi invitò ad una
proiezione privata del film di Rossellini, con sua madre e un amico
comune, Mario Longardi : correva l’anno 1950! Io stavo pensando ad una
rivista e volli essere presentato al regista: così nacque la nostra
collaborazione. La conoscenza con Rondi è sempre stata leale, la sua
ambiguità è stata sempre una forma di vita, con intelligenza e passione.

Edoardo Bruno

la versione lunga di ‘ Paisà ‘ (134’)

oggi pomeriggio, alle 17.30, al festival ‘Mille occhi’ di Trieste

a.p.

per Amalia

Oggi, alle 18.30, presso la libreria Empiria, a Roma, in via Baccina 79, il poeta Elio Pecora, alla presenza dell’ autore, introdurrà il libro ‘ I neri corvi di Van Gogh’ di Edoardo Bruno, dedicato alla compagna di una vita, scomparsa l’ anno scorso.

da oggi al 22 settembre a Trieste si spalancano ‘I 1000 occhi’

Giunto alla XV edizione il festival, diretto da Sergio M. Grmek Germani, va come sempre “alla scoperta di un cinema raro (soprattutto italiano) di varie epoche, ma, al di là delle sole destinazioni archivistiche o di studio, ritenendo invece che ad ogni proiezione il film possa offrirsi come fosse la prima (..) Il Premio Anno Uno, ispirato chiaramente a Rossellini, va quest’ anno a un giovane cineasta sloveno, Vlado Skafar, il cui ultimo film, ‘Mama’, verrà proiettato in anteprima nazionale nella serata finale. Un’altra parte del programma è dedicata al cinema tedesco in era Adenauer, ad ampliamento della retrospettiva del festival di Locarno: centrata sul tema dei migranti e degli esuli proporrà grandi film misconosciuti di Harald Braun e G.W.Pabst. Tra le molte proposte riguardanti il cinema italiano si segnalano l’anteprima assoluta di un film che si riteneva perduto, ‘Il documento’, di Mario Camerini e la proiezione della versione integrale inedita del primo lungometraggio di Carmelo Bene, ‘Nostra Signora dei Turchi’ nella giornata inaugurale di oggi. All’ interno del ricchissimo programma si segnala infine l’anteprima del trittico registico di Marina Pierro, icona di Borowczyk ” (dal sito del festival)

(nel link l’edizione non integrale di ‘Nostra Signora dei Turchi’)

a.p.

la nostra Venezia (3)

Con Akher Wahed Fina (The Last of Us), il regista tunisino Ala Eddine Slim fa emergere uno sguardo imprevedibilmente “altro” sull’immigrazione. N., da solo, risalito il deserto, come tanti vuole andare in Europa, ma il naufragio della barca lo sprofonda in un luogo sconosciuto e selvaggio, sospeso nello spazio e nel tempo.
Il film cambia direzione e ritmo per crescere come una pianta, tra il rumore della pioggia e l’insidia delle trappole, tra i bisogni primari e lo spaesamento, nello scontro con la violenza magica di una natura che con la sua presenza incombente riduce al silenzio. In gioco è la nuda vita e, insieme, una spinta insopprimiblile verso l’astrazione, che proviene da un tessuto sonoro pulsante, fatto non di parole, ma di suoni, fruscii, versi di animali, nel sorgere di un mondo diverso. Nel segno politico e segreto di “esperienza e povertà”, nella foresta si apre una porta magica tra pura sopravvivenza e inattesa sovranità.

In Atlante 1783 di Maria Giovanna Cicciari, le tavole dettagliate e preziose, disegnate da J. W. Goethe durante i viaggi in Italia, si mescolano con le stanze di consultazione di una biblioteca, con le immagini di vita contadina nei campi in Calabria, e con la cadenzata e misteriosa ritualità religiosa del Sud, per costruire un itinerario sorprendente, tracciato con la necessaria attenzione tra cultura e natura, fratturato da sincopi e scarti nell’uso sperimentale e sensibile di materiali tra loro eterogenei, eppure segretamente legati. Restano nella memoria immagini misteriose e arcaiche che sembrano provenire da un passato remoto e denso che riesce però a raggiungere la nostra contemporaneità.

Robinù di Michele Santoro

Sono i volti, i sorrisi timidi e spavaldi, la musicalità dialettale, la carne e il sangue di Robinù di Michele Santoro, che decostruisce la forma canonica dell’inchiesta, per addentrarsi nello spazio del carcere, Poggioreale, a Napoli, o il carcere minorile di Airola, contro i clichés, alla ricerca dell’umano. Dalle parole che accompagnano questo insolito defilè, “la paranza dei bambini”, che sorprende e a tratti commuove, sorge un volto di Napoli tragico, brutale e malinconico e una consapevolezza dolorosa che colpisce. Volti e vite prematuramente perdute di ragazzi giovanissimi, non giudicati, ma guardati, nel segno politico di un diritto, anche di chi è dalla parte del torto, a poter raccontare la propria storia.

(su ‘The Woman Who Left’ di Lav Diaz a presto uno scritto nello spazio ‘film di tendenza’)

d.t.

Filmcritica 667/668 in preparazione…

Stiamo preparando il nuovo numero di Filmcritica… Ricco di riflessioni dai Festival di Venezia, Cannes, Locarno…

filmcritica-in-preparazione

la nostra Venezia (2)

La frontiera tra le due Coree come limite tra vedere e non dover vedere. Kim Ki-duk in ‘ The Net’ mostra le pratiche e le forme del dominio. Ancora una volta i suoi corpi urlano, soffrono e resistono per una libertà negata. Struggente apologo ferreriano sugli intrecci pericolosi tra merce e sentimento.

‘ Austerlitz’. Potente riflessione su che cosa significa visitare oggi i campi di sterminio. Il teleobiettivo neutro e perciò implacabile di Loznitsa usato come un microscopio per rivelare l’ oscenità del presente e il collasso della memoria. I campi come limito estremo, consumabile, della società dello spettacolo.

‘ Voyage of Time: Life’s Journey’ di Malick. Viaggio dentro e oltre la matrice e la materia dell’ immagine che affonda e riemerge nel e dal mondo. Un new world è possibile. Forme, sostanze, elementi mirabili tra ciò che viene in luce e ciò che la trascende. Con Lav Diaz il nostro Leone d’ oro.

Naderi, con ‘Monte’, verso il sole. Dall’ ombra e dalla voce possente della montagna scaturisce, nel corpo a corpo con una natura incommensurabile la lotta dell’ uomo per la sua sopravvivenza. La magnifica ossessione di Naderi spacca la roccia per trovare il cielo e la luce.

a.p. d.t. b.r.

la nostra Venezia (1)

Il primo giorno è stato segnato da Kiarostami, due corti, ‘Take me Home ‘ e ‘ 24 Frames’, e un documentario, ’76 Minutes and 15 Seconds with Kiarostami’, di Samadian Seifollah, suo amico e collaboratore. Nel primo una palla che rimbalza da un gradino all’ altro di ripide scalinate mediterranee che fanno pensare all’ Iran. Si esplora e si dilata ossessivamente il limite tra cinema e fotografia, tra immagine sintetica e reale. Nel secondo una finestra con presenze animali, l’ ombra di un piccione dietro una tenda e dei passeri in movimento come copia conforme. Staticità e voli sulle note di Schubert. Il documentario è un flusso di frammenti di set amorosi con Kiarostami alla guida in cerca di immagini. L’ ultima sequenza segue il cineasta inoltrarsi sotto gli ulivi fino a sparire.

‘The Night of Zayandeh-rood’ di Mohsen Makhmalbaf. Un film maledetto (suo malgrado) massacrato dalla censura che ancora lascia le sue tracce. Girato negli anni ’90 racconta il passaggio tra il dominio dello Scia e la rivoluzione di Khomeyni. Senza soluzione di continuità tra un regime e l’ altro le storie di tentati suicidi accolte in un pronto soccorso, interni claustrofobici e colori in disfacimento. Le urla e le invettive rimangono cancellate dagli interventi censori.

” Jours de France”, viaggio di formazione stendhaliano fino al confine della Francia, tour et detour in fuga dall’altro sé verso il proprio corpo. L’Incontro come figura spostata ogni volta lungo la traiettoria di un paesaggio che scompare appena raggiunto. Un teatro vecchialiano di fronte allo specchio.

” Les beaux jours d’Aranjuez 3D” di Wim Wenders è un giardino che si biforca in ‘ film di tendenza’

a.p. d.t. b.r.