FILMCRITICA N. 634

Cari  lettori,

Entro l’estate sarà definitivamente pronto il nuovo sito della rivista.

“Filmcritica” resterà ancora una rivista cartacea, ma col nuovo sito sarà inoltre possibile acquistarla come pdf o leggerla in streaming o sui tablet.

I costi per l’acquisto e per l’abbonamento on-line verranno comunicati a breve.

Sul sito saranno inoltre disponibili per l’acquisto i pdf degli ultimi dieci anni.

Il blog rimane aperto, raggiungibile tramite il sito.

Nel frattempo ecco il nuovo numero della rivista con l’editoriale di Edoardo Bruno.

All’interno una lunga conversazione con Bernardo Bertolucci, cui fanno seguito vari articoli teorici, fra i quali spicca quello di Andrea Pastor su “Il grande e potente Oz” di Sam Raimi e “Django Unchained” di Quentin Tarantino. Senza dimenticare gli interventi su Herzog, Rossellini, Cukor, Spielberg, Don De Lillo e un’inedita incursione sul cinema cubano.

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L’immagine è virtuale

Rileggevo l’altro giorno, ripubblicata sulla Stampa, nella rubrica ‘50 anni fa’, una pagina di Arturo Carlo Jemolo, datata 1963, su ‘Cattolici e comunisti’ molto alta per chi già allora voleva aperta una discussione e auspicava la politica del colloquio, pur tenendo rigorosamente distinti il mondo terreno e quello della trascendenza. Distinzione che a me, già allora, sembrava superata, ritenendo che con la nascita di Gesù,si era avverata la dissacrazione dei cieli e la fine delle mitologie; la religione stessa con ‘Dio fatto uomo’ segnava la fine di tale contrapposizione ed entrava nella Storia con il carico dei dubbi e le contraddizioni. In questo nuovo umanesimo anche il cinema aveva avuto la sua parte nella materializzazione del pensiero ; la capacità di fisicizzare (e quindi ‘rappresentare’ il movimento), realizzava quello che era stato il sogno inseguito dalla pittura sin dall’epoca delle prime scoperte preistoriche con l’artificio degli animali dipinti con più piedi e più gambe, e reificava il senso del movimento rendendo materia il movimento stesso; così come rendeva materia, negli stessi anni di Freud, l’inconscio, conferendo un marchio di visibilità a ciò che appariva invisibile. Ho sempre avuto per Jemolo grande rispetto, mi sono laureato sui suoi testi, discutendo la tesi sui rapporti tra Stato e Chiesa, e ho sempre seguito con interesse i suoi scritti politici sulla società, più di una volta pubblicandoli su Filmcritica o coinvolgendolo personalmente, nei convegni organizzati dalla rivista, per la libertà di espressione Ma sul cinema come espressione nuova di un modo di pensare, e come filosofia, per approfondire i dati della conoscenza, si restava distanti (su questo argomento la discussione avveniva con della Volpe, che affettuosamente lo chiamava Memolo). Il cinema aveva materializzato anche la trascendenza, Dreyer, Bresson. Rossellini, Godard… avevano reificato questo senso dell’Alto, avevano solidificato l’astrazione, riportando in terra i valori del pensiero, affrontando realisticamente il metafisico: avevano, con il cinema, edificato le loro cattedrali. La morte di Cristo chiude la pagina della Storia, la sua scomparsa riapre il metafisico, il dove è si trasmette tra i discepoli, come un’ossessione, che implica una ricerca. Lo stesso volto di Gesù, dopo morto, appare mutato, la sua rassomiglianza sospesa. Anche a Maria Maddalena la sua apparizione appare mutata, lo confonde con l’ortolano e solo il sentire la sua voce restituisce l’identità perduta. Solo quando si sente chiamata per nome, Maria si volta e lo chiama Maestro (Giovanni 20, 14-16) e fa per toccarlo, fermata nel gesto dall’imperativo Non toccarmi! Noli me tangere.

L’immagine è virtuale. Jean-Luc Nancy ha scritto a questo proposito pagine bellissime, sul corpo apparso e scomparso e sulla sconcertante mutazione dell’aspetto e dell’apparenza (cfr. Noli me tangere, Bollati Boringhieri, 2004). Sembrano sequenze di un film, riflessioni/visionarie di un immaginario che vede ciò che vuole vedere, che vuole conservare mentalmente come fatto, il desiderio, il pensato. La resurrezione, dopo la morte.

e.b.

CANNES 2013: ONLY LOVERS LEFT ALIVE di JIM JARMUSCH

Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch, che sorpresa. L’inferno in terra non è diverso da quello di secoli fa, gli scrittori ci sopravvivono, e anche i vinili. Stiamo uniti, il nostro amore ci salverà (anche se dovremo trasformare in vampiri una giovane coppietta di Tangeri). Grandissimo film, dove quando non succede niente, succede tutto.

CANNES 2013: NORTE, LA FIN DE L’HISTOIRE di Lav Diaz

Arriva alla fine del festival il capolavoro. Apocalisse e omicidio. La fine dell’utopia. La rivoluzione impossibile. La fine della Storia. Grande Lav Diaz.

 

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CANNES 2013: ALL IS LOST di J. C. Chandor

Interessante solitudine di un Robert Redford ‘titanico’, solo contro il naufragio

 

CANNES 2013: THE BLING RING di SOFIA COPPOLA

Hollywood si guarda e si ruba

 

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CANNES 2013: WARA NO TATE di Takashi Miike

Takashi Miike gira un film morale come un Eastwood e anarchico come un Carpenter.

 

CANNES 2013: BEHIND THE CANDELABRA di STEVEN SODERBERGH

Ancora un capolavoro di Soderbergh. Stavolta in equilibrio fra l’amore e il nulla.

 

CANNES 2013: SEDUCED AND ABANDONED di JAMES TOBACK

Il cinema? Soldi, soldi, soldi e… la morte al lavoro.

 

Seduced and Abandoned di James Toback

 

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CANNES 2013: CLAUDE LANZMANN e RITHY PANH

Due stermini.

 

Le dernier des injustes di Claude Lanzmann

 

L’image manquante di Rithy Panh

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CANNES 2013: “L’INCONNU DU LAC” di ALAIN GUIRAUDIE

Un grande film hard di pura messa in scena.

 

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