Il Vangelo secondo Matteo, ieri, oggi, sempre…

Il Vangelo di Matteo, su esposizione scarna realistica è servito a Pasolini da tessuto sul quale distendere una testimonianza su avvenimenti raccontati con l’ansia di una antica cronaca. La scelta del più storicistico tra gli evangelisti (“a ciascun giorno il proprio affanno”) è dialetticamente conseguenza di una scelta di impostazione, di un bisogno, di rendere, se non teoricamente almeno nei fatti, possibile quell’incontro marxismo-cattolicesimo che sta drammaticamente alla base della esistenza contemporanea. Pasolini ha intenzionalmente dedicato questa sua opera alla lieta, familiare figura di papa Giovanni, sottolineandone l’impegno per un dialogo modernamente inteso. Ma Vangelo secondo Matteo è opera stilisticamente ragguardevole; la poetica già definita con Accattone e Mamma Roma qui si consolida; attorno al personaggio di Gesù Pasolini crea una presenza terrena estremamente solida, realistica. I grandi avvenimenti si susseguono incalzanti, lo stile mantiene il carattere cronachistico come nel Francesco rosselliniano. La realtà si dilata oltre il dato biografico; la rappresentazione ricorda il carattere popolare delle sacre rappresentazioni pur non essendovi estranei rapporti figurativi di Piero della Francesca o del Masaccio. […]. La polemica piena di passione, di forza coerente non abbandona mai il film, si esalta nella forza drammatica della rappresentazione diviene epica nel muto dolore della madre davanti alla crocefissione. I sassi di Matera hanno offerto figurativamente uno scenario di forte evidenza.[…]. Testimone del proprio tempo Matteo ha narrato fatti e avvenimenti senza tentare una interpretazione. Pasolini ne ha dato una lettura critica e moderna suggerendo nella scelta degli episodi e nei tratti espressivi impressi ai suoi personaggi una visione ideologica precisa drammaticamente vicina alla didattica epica di una rappresentazione brechtiana.

Edoardo Bruno

Dalla recensione a Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, Filmcritica 147/148 (luglio/agosto, 1964)

senza fine?

Gaza: quando la telecamera non ha paura di filmare un crimine di guerra

a.p.

ici et ailleurs

a.p.

Palestina

«Lo stereo è fatto per i cani e per i ciechi. Proiettano sempre così, mentre bisogna proiettare così. Ma dato che si proietta così e poiché io che ascolto e guardo sono in questo punto, poiché sono di fronte e poiché ricevo questa proiezione e poiché la rifletto, mi trovo nella situazione descritta da questa figura. Ecco la figura dello stereo. Ma questa figura, se si guarda ora nella storia, dato che lo stereo esiste anche in storia… c’era Euclide e poi c’è stato Pascal. Pascal dalla cui riflessione viene l’esagramma mistico. Ma nella storia, la storia della storia. C’è stata la Germania che ha proiettato Israele, Israele che ha riflesso questa proiezione e Israele ha trovato la sua croce. E la legge dello stereo continua. Israele ha proiettato il popolo palestinese e il popolo palestinese, a sua volta, ha portato la sua croce. Ecco la vera leggenda dello stereo.»
(Jean-Luc Godard, Autoportrait a décembre)

m.m.

Barriera protettiva

a.p.

Il muro della terra

“… e anch’io mi domandavo come,

in tanto sole nero,

ancora non si vedesse,

dal muro, nessun messaggero…”

(Giorgio Caproni, Aristofane da IL MURO DELLA TERRA)

 

m.m.

Contro ogni violenza, sempre…

“… MA CHE MISERA SPECIE D’AMORE! L’AMORE NON SI PROVA PER LE IDEE MA PER LE PERSONE REALI E VIVE […]. E CHE PERICOLOSA SPECIE D’AMORE! QUANDO L’AMORE PER LE IDEE E LE CHIMERE DIVENTA UN SOSTITUTO DELL’AMORE PER LE PERSONE VIVENTI […]. SI VERIFICA COSÌ LA PIÙ INUMANA DELLE TRASFORMAZIONI: GLI ESSERI UMANI DIVENTANO OGGETTI DA PIEGARE, DOMARE, FORGIARE ED “EDUCARE” PER AMORE DI UN’IDEA”.

William Warren Bartley III, Retreat to Commitment

Jean-Luc Godard, Film socialisme (con il suo ricordo dell’immenso Cheyenne Autumn di John Ford)

m.m.

Godard 3

Manus effugit imago

Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto!

Tre volte dietro a lei le mani avvinsi,

e tante mi tornai con esse al petto.

(Dante, Purgatorio II, 79-81)

m.m.

Legend of Zu

(The Legend of Zu di Tsui Hark)

Deserti

Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe) & Werner Herzog (Fata Morgana)

“Tu, fino a ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

m.m.

Fata Morgana

“Ombra profonda siamo”

Da Giordano Bruno (De umbris idearum) a Manoel de Oliveira (Gebo e l’ombra)

m.m.

Gebo e l'ombra

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 118 follower