goodnight mommy

goodnight mommy

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Orizzonti

IchsehIchseh (Goodnight Mommy)di Veronika Franz, Severin Fiala (Austria)

 

 

Un film di identità ferite: un bambino ha perso il suo doppio e una donna ha cambiato volto. La madre (SusanneWuest) non è più riconoscibile agli occhi dei figli (Elias e Lukas Schwarz) dopo un’operazione di chirurgia plastica: quando il nuovo volto appare  senza più le bende, si rompe il legame istintivo e quel volto stupefatto rimane estraneo. Chi è la donna che insidia la vita dei due fratelli nell’asettica solitudine di quella splendida villa sul lago? Quel volto di nuovo luminoso deve esser deturpato e ferito, torturato, tagliato e alla fine bruciato in un grande rogo, il rogo della casa e dei suoi abitanti.

Solo oltre la vita saranno di nuovo in tre, il volto originaletornerà dolce e sorridente e accoglierà l’abbraccio dei due gemelli. Ma nelle loro corse nei campi di granturco, nei loro salti, nei loro giochi in casa, Elias e Lukas sono così uniti, così identici, così l’uno ombra dell’altro che non ci si accorge, se non alla fine, che Lukas non c’è più, sopravvive solo nella mente di Elias.

i. g.

villa touma

villa touma

 

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Settimana della Critica

Villa Touma di Suha Arraf (Palestina)

 

Suha Arraf è la regista e la sceneggiatrice di Villa Touma ed è stata la sceneggiatrice de La sposa siriana e de Il giardino dei limoni, entrambi diretti da Eran Riklis. La villa è un luogo racchiuso, il contesto urbano di cui fa parte (Ramallah) non si vede mai,è isolata rispetto alla città, ma è isolata anche nel tempo: è rimasta ferma a prima della guerra del 1967. Con tutti i suoi oggetti, le fotografie e i ricordi, con le sue regole da rispettare e con la rigida disciplina che essa impone, la casa è immobile: il tempo scorre solo all’esterno, la storia della Palestina e di Israele va dolorosamente avanti, ma le tre sorelle che la abitano ne sono del tutto inconsapevoli, hanno scelto la negazione del presente come unico modo per sopravvivere.

Hortus conclusus e metafora dell’isolamento di un popolo e di un Paese; solo l’arrivo della giovane nipote Badia (Maria Zreik) romperà l’omertà e gli equilibri consolidati in tanti anni di aristocratico distacco.

i. g.

 

 

Binguan

binguan

 

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Settimana della Critica

Binguan (The Coffin in the Mountain)di Xin Yukun(Cina)

 

La struttura del film concatena, l’uno dentro l’altro, avvenimenti e personaggi apparentemente lontani tra loro, moltiplicando gli effetti di relazioni piene di ombre e di bugie,in una prospettiva che ribalta continuamente il senso delle vicende rendendo la realtà mutevole e inafferrabile fino alla fine. Frequenti e inopportune suonerie di cellulari punteggiano la narrazione, imprimendo continui colpi di scena agli avvenimenti: cadaveri bruciati, falsi funerali, bare private del loro contenuto, scene di gelosia, ricatti e storie d’amore. Per rispondere ad una telefonata si può perfino cadere in un precipizio.

In quella comunità rurale tra le montagne della Cina sembra impossibile districare segreti e misteri, evitare gli equivoci e le menzogne, contenere gli istinti e impedire che ciascuno costruisca una propria verità.

i. g.

il presidente

the president

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Orizzonti

The President di Moshen Makhmalbaf

 

Il Presidente-tiranno (Misha Gomiashvili)  firma condanne a morte, non conosce pietà;giocando, insegna al nipotino (DachiOrvelashvili) il gusto perverso per l’abuso del potere: ha in mano il destino dei suoi sudditi e le sorti del suo Paese fantasma. Vive in una grottesca pantomima, dove la retorica  delle uniformi militari e del Palazzo del Potere è intrisa di colori forti e volgari;volgari come i suoi rapporti familiari, come le immense ricchezze che ha accumulato all’estero.

Ma l’improvvisa esplosione della rivolta di un popolo disperato costringe nonno e nipote a precipitare da una disavventura all’altra; vecchio e giovane, dittatore ed erede, sono accomunati nella stessa sorte e costretti a ricorrere a tutti gli espedienti per sopravvivere. Mentre il bambino perde la sua innocenza, il Presidente acquista forse un barlume di consapevolezza; la luce si stempera e si sgrana dando profondità a paesaggi battuti da venti gelidi, i colori si attenuano. Siamo sul mare, ormai alla fine: la linea di battigia si trasfigura in un confine che nessuno aiuterà a superare.

i. g.

 

venezia 71 – the goob

the goob

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Giornate degli Autori

The Goob di GuyMyhill (Gran Bretagna)

 

Sembra riferirsi al Free Cinema inglese la storia dura e aggressiva di The Goob, girato nelle campagne di Norfolk tra assurde prove di coraggio, gare in auto, partite di biliardo, droga, sesso e tanta violenza. Un ambiente sociale degradato dove però ciascuno possiede una sua purezza e dove FuckingGoob Taylor(LiamWalpole) riesce a conservare innocenza e tenerezza nella sua lotta per difendersi dalle aggressioni di Gene (Sean Harris),l’amante di sua madre, che lo insegue con il suo sguardo di ghiaccio, lo perseguita e lo tortura quotidianamente. Nessuno riesce a difendersi dalla sua brutalità e dall’orrore della sua mente: un personaggio inquietante e cattivo che vive sempre sull’orlo di un’irreparabile esplosione di violenza; le tenebre della sua mente sono il prodotto di un contesto difficile (Gene è uno straniero?): per quanto possa apparire assurdo, egli ha imparato a sopravvivere solo essendo nocivo verso gli altri perché chiunque rappresenta una minaccia per lui e per il suo tribale bisogno di supremazia.

Ma proprio la notte in cui la violenza e la brutalità di Gene raggiugono l’acme, Goob troverà in sé – forse spinto più dall’allegria lieve dell’amico Elliot che dall’amore per Eva – la forza di fuggire da quel luogo ormai nefasto.

i. g.

venezia 71 -melbourne

melbourne

 

Dalla 71a Mostra del Cinema di Venezia

Settimana della Critica

Melbourne di Nima Javidi (Iran)

 

 

Con un sguardo al cinema di AsgharFarhadi (Una separazione, Il passato), Melbourne è girato in un claustrofobico appartamento nelle poche ore che precedono la partenza per l’Australia dei due protagonisti, tra bagagli, mobili in trasloco e la concitazione delle ultime telefonate. Le stanze vengono progressivamente svuotate mettendo sempre più a nudo Amir(PaymanMaadi)e Sara (Negar Javaherian), tenuti in stato di assedio da un piccolo corpo senza vita che era stato loro affidato per poche ore. Quelle pareti ormai spoglie diventano lo sfondo sempre più anonimo sul quale si disfa l’entusiasmo per il viaggio e per il futuro.

L’assedio è moltiplicato da una quantità di parenti, vicini di casa, persone che entrano ed escono da quel luogo annichilito dal mistero. Suoni forti si sovrappongono, martellano e incalzano tutti i personaggi stretti tra suonerie di cellulari, trilli di telefono, il videocitofono e le conversazione su skype. Le relazioni familiari, i rapporti con i vicini e gli amici, il rigattiere, l’idraulico sono come tante luci improvvise che si accendono per svelarepoco a poco l’identità di Sara e Amir. Qual è la verità? Cosa è accaduto veramente?

In un crescendo inestricabile di ansia e di reciproche accuse, i due dovranno comunque partire  e quel penoso fardello sarà crudelmente consegnato in altre, inconsapevoli, mani. Anche l’acqua è stata ormai chiusa e saranno le mani di Sara ad accompagnare nello scarico del lavello il latte del biberon…

I.G.

Venezia 71: Lo sguardo di Arthur Penn

Oggi al Festival, per Venezia classici, Mise en scène with Arthur Penn (A Conversation) di Amir Naderi, qui un video con il regista americano sul set di Night Moves

m.m.

Le ossa di Pedro Costa

Ci innamorammo di questo film alla mostra del cinema di Venezia, conversammo con lui e ci fu subito un’ intesa profonda sul cinema e sui suoi materiali, ed entrammo nel suo universo di corpi devianti colti in flagrante, spazi claustrofobici dove però il fuori campo è più che mai visibile, e illimitato.Il set è dato dai volti, dai silenzi, dagli sguardi che sembrano come collassati, segnati da una Storia che non c’è, messa, anch’ essa a tacere..

a.p.

Retrospettiva Titanus Locarno 2014 (2)

L’estate violenta di Zurlino

a.p.

Locarno 2014: Pedro Costa, lo sguardo fisso nell’impossibilità del nulla

The Rabbit Hunters di Pedro Costa, in concorso a Locarno con Cavalo Dinheiro

m.m.

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