the knick

knick

 

“The Knick” di Steven Soderbergh.
New York, 1900. E’ appena passata la carrozza del dottor Thackery. Quei due tizi col carretto forse sono Burke & Hare che trasportano i cadaveri di cui il dottore ha bisogno per le sue sperimentazioni.

a. c.

Ritratti Autoritratti ( 2)

In ‘Vittime di guerra’ De Palma riesce ad avvertire i silenzi, gli attimi in cui l’ uomo si perde come in un remoto percorso di paura.La guerra è una guerra contro l’ invisibile, contro l’ assente( ..) La mappa del terrore tracciata da De Palma con una lucida visione delle cose mette insieme, dilatandoli, ricordi di episodi accaduti, di camminamenti nella giungla, costituendo un universo dove i fatti si affabulano.La razzia compiuta da un commando, in un pacifico villaggio, di una giovane donna portata via in missione di guerra, sconvolge la fragile personalità del giovane protagonista, prototipo dell’ american boy, dai buoni principi, levigato come un bambino sicuro nei suoi valori democratici.Lo stupro e la morte della giovane vietnamita (..) si imprimono nella mente del soldato come un segno emblematico e divengono nella loro atroce figuralità la forma di un rimorso per un atto mancato”

e.b.

Ritratti Autoritratti ( 1 ) dal libro omonimo di Edoardo Bruno

De Palma & C.

” Per Kubrick il Vietnam è una sorta di pensiero astraente, una immagine panica, e tutto il suo film è come una ‘ macchina celibe’ riproducente i meccanismi del cervello in un viaggio mentale.Lo scarto simbolico imprime questo senso virtuale al discorso filmico, dà l’ impressione che ogni elemento venga retrocesso a simulazione: il nemico, le palme, la guerra, il fucile sono questo spazio puro, vuoto, un nihil in cui si riflette la negatività della situazione. I vietnamiti restano assenti o semplici immagini passive, cadaveri fotografati, puttane e lenoni.Ma, nel fittizio esibito, si ristabilisce la realtà della finzione”

kommunisten

kommunisten

Gli spezzoni di vecchi film di Straub e Huillet, che appaiono in Kommunisten, non appartengono in nessun modo all’universo della disillusione, né della nostalgia – essi rendono testimonianza, invece. E se ci si chiede di che cosa, rispondiamo: di quel patrimonio di speranze ed energie che il sogno comunista ha pur saputo suscitare, incarnandosi in lavoro concreto. Operai e contadini, attori, poeti, Malraux, Hölderlin, Vittorini, i boschi, le montagne, i paesi, la politica … il cinema.

a. c.

L’epica di una vita violenta e malinconica

E Arthur Penn con The Left Handed Gun (Furia selvaggia) ha narrato la storia molto semplice di un’amicizia particolare, ha disegnato modernamente il personaggio di Billy The Kid traendolo negli atteggiamenti di malinconia, di impotenza, di violenza: ma aveva bisogno del tessuto nel quale innestare questa sua ipotesi narrativa. Aveva bisogno del genere western sula quale legare la sua verità, determinare la sua scelta. Senza il western non esisterebbero forse nel cinema americano eroi e antieroi, tutta una condizione drammatica sulla quale riversare la tradizione canagliesca del teatro shakespeariano, reinventando i nuovi Falstaff, i giovani Mercuzio, i difficili, i violenti, i disperati.

(Edoardo Bruno da Tendenze del cinema contemporaneo, Samonà e Savelli, Roma 1965)

From what is before

lav diaz

Il Kapre uccide il bestiame, provoca incendi, lascia corpi di morti dissanguati sul sentiero. Allora il cinema di Lav Diaz acquista quasi il valore d’una pratica magica: il racconto come esorcismo, come il divampare d’un fuoco che scaccia i demoni o almeno li tiene a bada. Come se la mdp avesse il potere di filtrare, oltre che di filmare, le immagini e i rumori della foresta tropicale, e il racconto (se racconto può chiamarsi) possedesse la facoltà di asciugarne in parte gli umori maligni. Ogni film (per Lav Diaz) è un fuoco acceso nella foresta, ogni rappresentazione un tentativo di riscatto, nella pazienza dell’attesa, nell’incantesimo ipnotico della durata.

a. c.

dedicato a Nicole Lubtchansky, la grande montatrice di Rivette

che ci ha lasciato qualche giorno fa, l’ edizione integrale dell’ amour fou ( circa 4 h ) , vo.sott.inglesi

 

a.p.

è morto ieri a 89 anni Antoine Duhamel

ha offerto la sua incantata e incantevole musica alle nuove onde ( Godard Truffaut Pollet ..)

a.p.

impossibile oggi non riproporlo,

non rivederlo..

a.p.

Venezia 71. ‘ Pasolini’ di Abel Ferrara, il nostro film

tra la vita la morte e la scrittura, il cinema

a.p.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 128 follower